Month: Marzo 2026

 

  • La stanza addosso 2015
  • 11 stampe a pigmenti su carta cotone 300 gr.
    70 x 105 cm. Edizione in 3 copie ciascuna.
  • La stanza addosso #1 Collezione Museo Mumi, Fondazione Michetti, Francavilla a Mare

 

  1. Looming Room 2015
  2. 10 inkjet prints on cotton paper 300 gr.,
    70 x 105 cm. Edition in 3 copies each one.
  3. Looming Room #1 Collection Museo Mumi, Fondazione Michetti, Francavilla a Mare

 

  • Paesaggio senza titolo #10 (a forma di materia) 2015
  • video hd, colori e b/n, 1′ 11”, muto
    Frame da video
  • La serie dei Paesaggi senza titolo # è un lavoro in progress. I video si concentrano sulla trasformazione e sulla potenza risolutiva della catastrofe. Il campo visivo dello spazio viene invaso da elementi che si stratificano, e alterando l’immagine di partenza, aprono lo sguardo a nuove visioni.
  1. Untitled landscape #10 (in the form of matter) 2015
  2. video hd, colours and b/w, 1′ 11′, mute
    Video still
  3. Untitled landscape # is a work in progress. Videos are focusing on the concept of “transformation” and on the idea of catastrophe in a non stop motion. The field of vision is invaded by different elements: they stratify and alter the starting image: new visions are opening in front of us.

 

  • Paesaggio senza titolo #9 2015
  • video hd, colori, 2′ 17”, muto
  • Frame da video

 

  1. Untitled landscape #9 2015
  2. video hd, colours, 2′ 17”, mute
  3. Video still

 

  • Paesaggio senza titolo #8  2014
  • Video Hd, 16:9 colori, muto, 2′ 34”
  • Frame da video 

 

  1. Untitled landscape #8 2014
  2. Video Hd, 16:9, colour, mute, 2′ 34”
  3. Video still 

 

  • Paesaggio senza titolo #7  2014 
  • Video Hd, 16:9, colori, stereo sound, 2′ 32”. Frame da video.

 

  1. Untitled landscape #7 2014
  2. Video Hd, 16:9, colours, stereo sound, 2′ 32”. Video still.

 

  • Paesaggio senza titolo #6 (nel mio tempo) 2014
  • Video Hd, 16:9, colori/bn, muto, 4′ 00”
  • Frame da video

 

  1. Untitled landscape #6 (in my own time) 2014
  2. Video Hd, 16:9, colours/bw, mute, 4′ 00”
  3. Video still

 

 

  • Paesaggio senza titolo #5  2014
  • 6’25”, HD, 16:9, colore, muto
    Frame da video

 

  1. Untitled landscape #5 2014
  2. 6’25”, HD, 16:9, colour, mute
    Frame from video

 

  • Paesaggio senza titolo #4 2013
  • 2′ 52”, HD, 16:9, colore, stereo 
Musica di Federico Costanza, Sarabanda (2010) traccia elettroacustica
  • Frame da video

 

  1. Untitled landscape #4 2013
  2. 2′ 52” HD, 16:9, colour, stereo 
Music by Federico Costanza, Sarabanda (2010) electroacoustic track
  3. Video still

 

  • Paesaggio senza titolo #3 2013
  • 1′ 44”, 16:9, HD, colori, muto
  • Frame da video

 

  1. Untitled landscape #3 2013
  2. 1′ 44”, 16:9, HD, colour, mute
  3. Video still

 

  • Paesaggio senza titolo #2 2013
  • 2′ 52”, HD, 16:9, colore, stereo
  • Frame da video
  • La serie dei Paesaggi senza titolo # è un lavoro in progress. I video si concentrano sulla trasformazione e sul cambiamento in un movimento continuo, senza pausa. Il campo visivo dello spazio viene invaso da elementi che si stratificano, e alterando l’immagine di partenza, aprono lo sguardo a nuove visioni.

 

  1. Untitled landscape #2 2013
  2. 2′ 52” HD, 16:9, colour, stereo
  3. Video still
  4. Untitled landscape # is a work in progress. Videos are focusing on the concept of “transformation” in a non stop motion. The field of vision is invaded by different elements: they stratify and alter the starting image: new visions are opening in front of us.

 

  • Paesaggio senza titolo #1 2013
  • 0′ 59” HD, 16:9, colore, stereo
  • Frame da video

 

  1. Untitled landscape #1 2013
  2. 0′ 59” HD, 16:9, colour, stereo
  3. Video still

 

  • In piena presenza 2015
  • 10 fotografie stampate su carta Ilford Prestige Gold Cotton Textured 330gr. 
n. 3 edizioni per ognuna, 45cm x 40cm circa
    Le misure delle fotografie includono un passepartout bianco di 10 cm per ogni lato

 

  1. Full presence 2015
  2. 10 photos printed on Ilford Prestige Gold Cotton Textured paper 330gr.
n. 3 edition each, 45cm, x 40cm. about
    The sizes of the photographs are including a white 10 cm passepartout for each side
 
  • La mia posizione nel cosmo 2014 – 2015
  • Collage e tecnica mista su carta e tela, pittura su muro, dimensione variabile
  • Vista dell’installazione Museo della città di Rimini in occasione della BG3 Biennale Giovani Foto Piero De Lucca
 
  1. My placement in the cosmos 2014 – 2015
  2. Collage and mixed media on paper and canvas, painting on wall, Variable dimensions
  3. Installation view, Museo della città di Rimini. BG3 Biennale Giovani Photo credits Piero De Lucca
  • Le cose da lontano 2014
  • Video documentario HD, 16:9, colori, b/n, stereo, 19’ 53’’ Frame da video
  • Le cose da lontano racconta cosa significa essere distanti dal proprio Paese e dai propri affetti attraverso una conversazione con due donne paraguaiane detenute in due carceri del nord Italia.  La cocaina che arriva in Italia è portata spesso da singoli corrieri, sia donne che uomini, che arrivano in aereo dal Sudamerica, dai paesi africani o dall’Europa dell’est. Le carceri italiane accolgono numerose donne paraguaiane, arrestate nei nostri aeroporti, che da quel momento smettono di essere madri, mogli e cittadine.
  • Crediti

  • Video di Lucia Veronesi
  • Interviste di Valentina Bonifacio
  • Musica di Mauro Sambo
  • Sceneggiatura e montaggio video di Lucia Veronesi
  • 
Sceneggiatura e montaggio testi a cura di 
Valentina Bonifacio, Silvia Pellizzari, Lucia Veronesi
  • Montaggio audio di Silvia Pellizzari
  • Doppiaggio di Giovanna Guggiari (voce di Maria)
  • Selezione ufficiale Italia.corti al 32. Torino Film Festival, 21 – 29 Novembre 2014
 
  1. Things From Afar 2014
  2. Video HD, 16:9, colour, b/w, stereo, 19’ 53’’ Video still
  3. Things from afar explores the meaning of being far from mother country and family through the conversation with two Paraguayan women that are detained in two different prisons of northern Italy. Cocaine that gets to Italy is often brought by individual couriers, either women or men, that flies from South America, Africa or Eastern Europe. Italian prisons host many Paraguayan women arrested at our airports: from that moment on they stop being mothers, wives and citizens.
  4. Credits

  5. Video Lucia Veronesi
  6. Interviews Valentina Bonifacio
  7. Music Mauro Sambo
  8. Screenplay and video editing Lucia Veronesi
  9. 
Screenplay and texts editing
 Valentina Bonifacio, Silvia Pellizzari, Lucia Veronesi
  10. Audio editing Silvia Pellizzari
  11. Dubbing Giovanna Guggiari (Maria’s voice)
  12. English subtitles Enrica Pillon
  13. Official selection Italia.corti at 32. Torino Film Festival, 21-29 November, 2014

  • Interno senza titolo 2013 – 2014
  • 9 stampe a pigmento su carta baritata 310 gr. montata su D-bond. Ed. 1/5
  • 63,5 x 42,5 cm
    63,5 x 42,5 cm
    100 x 70 cm ( La barricata)
  • Basta uno sguardo più attento alle grandi foto di interni illusori per accorgersi che i mobili e le suppellettili sono sagome: puri ritagli piatti, immagini inutilizzabili eppure ingombranti. È un arredamento che non svolge la sua funzione, eppure si ostina a occupare spazio.

 

  1. Interior with no title  2013 – 2014
  2. 9 inkjet prints on baryta paper 310 gr. mounted on D-bond. Ed. 1/5
  3. 63,5 x 42,5 cm
    41 x 61,5 cm
    100 x 70 cm (The barricade)
  4. A closer look at the big pictures of apparent interiors reveals that furniture and furnishings are shapes: plain flat cuttings, images of no use but still cumbersome. It is a piece of furniture that does not do its job and still it insists on standing there.

  • Il Voyeur 2013
  • 1′ 43”, HD, 16:9, colore, muto
  • Courtesy l’artista
  • Frame da video
  • Un viaggio dentro una casa: ogni stanza è un immaginario a sé.
    Lo sguardo che le attraversa è indagatore e curioso. Incontra qualcosa di rivelatorio, da spiare in silenzio.

 

  1. Il Voyeur 2013
  2. 1′ 43”, HD, 16:9, colour, mute
  3. Courtesy l’artista
  4. Video still
  5. A journey inside a house: each room is a different imaginary world. An inquiring look passes through these rooms. It cames across something to peek at in silence.

  • Andante sospeso (la casa nella foresta) 2012
     
  • 2’ 50’’, HDV, 16:9 B/n, stereo
    Musica di Scanner, Nemesis. Pubblicato da Chester Music
  • Frame da video
  • Ho girato questo video nel nord della Finlandia, perché in quei luoghi è molto forte il dissidio fra “dentro” e “fuori”, fra abitazione e ambiente. La casa è la prima forma di possesso del territorio, è il tentativo di incapsularne una porzione escludendo tutto il resto. Nel video, questo tentativo fallisce. La prima inquadratura mostra una situazione armoniosa: una stanza piena di piante in vaso e, fuori dalla finestra, un bosco. A poco a poco il bosco si muove come un esercito shakespeariano vegetale all’attacco della casa. E anche all’interno i mobili proliferano vegetativamente, si degradano, si accatastano. La casa soccombe sotto un cumulo di legname, su cui svetta un albero solitario.

 

  1. Andante sospeso (the house in the forest) 2012
  2. 2’ 50’’, HDV, 16:9 B/w, stereo
    Music by Scanner, Nemesis. Pubblished by Chester Music
  3. Video still
  4. I shot this video in northern Finland, where there is a very strong rift between “inside” and “outside”, between home and the environment. The house is the first way of taking possession of the land; it’s an attempt to enclose a piece of it excluding everything else. In the video, this attempt fails. In the first shot everything is harmonious: there’s a room full of potted plants and, outside the window, the woods. But little by little the woods move in, attacking the house like a green Shakespearian army. On the inside, the furniture starts to grow, it proliferating, deteriorates and piles up. The house succumbs under a heap of wood, on which a lone tree stands.

 

  • Ho preso il mio orizzonte e l’ho spostato più in là  2012
     
  • Collage e tecnica mista su carta, dimensioni variabili,
    240 elementi
  • Tra questi ritagli di foto di paesaggi e gli interventi pittorico-grafici si crea un amalgama, una compenetrazione, a volte una prosecuzione reciproca, a volte uno stacco. È ambivalente il rapporto che esiste tra la foto e l’intervento. Si potrebbe pensare che prima venga l’immagine fotografica, sulla quale, poi, c’è un intervento che colora, ricopre, prolunga le forme, le nasconde o le trasforma. Ma anche le fotografie arrivano a colorare, ricoprire, prolungare un desiderio di paesaggio: le foto possono essere considerate una risposta a una visione pittorica. Non c’è un elemento primario e uno secondario, non c’è un prima e un dopo: sia la foto, sia la parte pittorica, arrivano reciprocamente “in un secondo tempo” l’una rispetto all’altra: si specchiano, si confermano, si fanno delle obiezioni, si sovrappongono, si fondono. L’una aspettava l’altra. Il risultato mette in opera una visione integrale, fatta di foto e pittura, di veduta meccanica e visione personale, di constatazione e desiderio, di contemplazione e aspettativa.

 

  1. I took my horizon and moved it over 2012
  2. collage and mixed media on paper, variable dimensions,
    240 elements
  3. These fragments of landscape photos and pictorial–graphic interventions create an amalgam, an interpenetration that is sometimes a reciprocal continuation and sometimes a break. The relationship between the photos and the intervention is ambivalent. You might think that what comes first is the photo, which the intervention then colours, covers, extends, hides or changes its forms. But the photographs too manage to colour, cover and prolong the desire for a landscape. The photographs can be considered an answer to a pictorial vision. There isn’t a primary and a secondary element, a before and after: both the photo and the pictorial intervention come, reciprocally, “at a later time”, one in relation to the other. They mirror and confirm each other, they make objections, they overlap and they merge: one waiting for the other. The result is an integral vision of a mechanical view and a personal vision, of observation and desire, of contemplation and expectation.

  • Portarsi via lo spazio vuoto 2012
  • legno, carta, cartone, colla, acrilico, gesso, spray, carboncino, led, 
dimensioni variabili
  • Scatole che raffigurano stanze quasi vuote. Qualcosa o qualcuno non c’è più, è appena andato via, forse per mettere in evidenza chi sono i veri, invisibili abitanti di queste stanze: un’irradiazione, un indizio, una persistenza. La gracile solennità di queste cripte portatili sembra confidenziale, a portata di chiunque, ma le loro piccole dimensioni risultano inospitali. Allora, chi vive lì dentro? Forse il brivido di un ideale, una potenza, una grave esperienza del mondo.
  • Vista dell’installazione a MARS, Milano

 

  1. Taking empty space away with you 2012
  2. wood, paper, cardboard, glue, acrylic, plaster, spray paint, charcoal, LED 
variable dimensions
  3. The boxes represent rooms that are practically empty. Something or someone that has gone, just left—underscoring perhaps the real, invisible inhabitants of these rooms: an irradiation, a clue, a persistence. The graceful solemnity of these portable crypts seems confidential, within anyone’s reach, but their smallness renders them uninhabitable. So who lives there? Perhaps the tremor of an ideal, a potential, a serious world experience.
  4. Installation view at MARS, Milan

  • L’inabitabile  2012
  • 11’16’’, HDV, 16:9, colore, stereo 
musica di Roberto Di Fresco
    Frame da video
  • Ho girato molte sequenze di breve durata: alcune all’interno di set costruiti con carta e cartone, altre partendo da immagini bidimensionali trasformate poi con il collage e la pittura, altre ancora in stop motion muovendo sagome e ritagli su fondi diversi. Tutte descrivono una situazione, un’atmosfera, un passaggio e una traformazione di uno spazio: a volte questi sono stipati da oggetti fino al limite, altre volte si svuotano, a volte si trasformano attraverso strani e surreali movimenti, tutto però è raccontato attraverso gli oggetti, c’è solo una vaga percezione di una possibile presenza umana che soccombe al potere e all’autonomia degli oggetti e dello spazio. Non c’è una volontà di sequenza narrativa nel montaggio finale ma le diverse situazioni si legano l’una alle altre attraverso a una perenne sensazione di mistero e curiosità verso quel che accadrà nell’inquadratura successiva.

 

  1. The uninhabitable 2012
  2. 11’16’’, HDV, 16:9, colour, stereo
music by Roberto Di Fresco
    Video still
  3. I shot several short sequences: some of them inside a paper and cardboard set; others from two-dimensional images later transformed with collage and painting; still others in stop motion, moving shapes and cut-outs around on different backgrounds. All of them describe a state, an atmosphere, a landscape and the transformation of a space. Sometimes they are crammed full of objects; sometimes they empty out; sometimes they’re altered by strange, surreal movements. Everything, however, is told through the objects. There is only vague perception of a possible human presence that succumbs to the power and autonomy of the objects and the space. The editing doesn’t seek a narrative sequence; the different states bind to one other in a constant sense of mystery and curiosity about what is going to happen in the next frame.

 
  • Intérieur 2011
  • 2’47’’ HDV, B/n stereo
  • musica di Roberto Di Fresco e Fabrizio Cabitza
  • Frame da video
  • Intérieur descrive l’invasione, inesorabile e incontrollata di oggetti in uno spazio domestico: luoghi intimi e quotidiani si trasformano. Lo spazio vitale si riduce, l’accumulo diventa ossessione.
 
  1. Intérieur 2011
  2. 2’47’’ HDV, B/w stereo
  3. music by Roberto Di Fresco and Fabrizio Cabitza
  4. Video still
  5. Intérieur describes the relentless and uncontrolled invasion of objects in a domestic space: intimate, daily spaces change. Living spaces shrink, accumulation becomes obsession.
  • Pandemia domestica 2011
  • 4’22’’, Videoanimazione Mini DV, B/n
Musica di Roberto Di Fresco Frame da video
  • Sullo schermo prendono forma alcune abitazioni viste dall’esterno. 
Sono case ordinate, fanno pensare a quartieri residenziali pacifici. Si entra in una di esse. 
Le stanze si riempiono a poco a poco di oggetti. Mobili e utensili tendono a ingombrare lo spazio e rendono impossibile abitarci. Avvicinando lo sguardo su uno di questi mucchi si vede una macchia nera che si espande, come un cancro che si sta diffondendo.
 
  1. Pandemia domestica 2011
  2. 4’22’’, Videoanimazione Mini DV, B/w
Music by Roberto Di Fresco Video still
  3. The exteriors of a few houses take shape on the screen. 
They houses are well-ordered, giving the impression of a peaceful residential neighbourhood. 
The rooms gradually fill with objects. Furniture and utensils tend to clutter the space and make it inhabitable. Looking closely at one of these piles, a black spot expands like a cancer that is spreading.
 
  • L’invasione 2011
  • 20 collage e tecnica mista su carta dimensioni variabili
  • Riempire le case fino a renderle inabitabili. Circondarsi di oggetti e di ricordi fino a soffocare: una bulimia dell’accumulo che trasforma gli spazi domestici in vere e proprie trappole. Le cose occupano gli spazi che dovrebbero essere occupati dalle persone. Il tempo è occupato da una quantità di attività e incombenze superflue e inevitabili. Le menti sono occupate da un numero enorme di notizie, sollecitazioni, preoccupazioni. Le immagini sono occupate da altre immagini, ritagli di visioni già pronte, già viste, già confezionate. Noi abitiamo lo spazio dell’invasione.
 
  1. The invasion 2011
  2. 20 collages and mixed media on paper variable dimensions
  3. Filling houses to point of making them inhabitable. Surrounding oneself with objects and memories to the point of suffocation: a bulimia of accumulation that turns living spaces into real traps. Things occupy spaces meant for people. Time is taken up by a number of superficial and unavoidable activities and tasks. Minds are occupied by a huge amount of news, by solicitations and worries. Images are occupied by other images, clippings of ready-made, already seen, pre-packaged images. We inhabit the space of invasion.

     
  • Gli inquilini 2010-2011
  • grafite su carta, acquarello, collage e tecnica mista
  • Grafite su carta, 24 x 33 cm (30 elementi)
  • Acquarelli su carta, 22 x 26 cm (21 elementi)
  • Collages e tecnica mista su carta, 30 x 42 cm (13 elementi)
  • Grafite su carta, 105 x 145 cm (6 elementi)
  • Questa serie di lavori prende spunto dalla vera storia dei fratelli Collyer. Nel 1947 furono rinvenuti cadaveri all’interno della loro casa, nel quartiere di Harlem, a New York. Quando le forze dell’ordine irruppero nell’abitazione si trovarono di fronte a una quantità incredibile di oggetti di ogni tipo stipati e accatastati ovunque. Fu uno dei primi casi di disposofobia riconosciuti: accumulare oggetti senza controllo è una vera e propria patologia. Chi ne soffre riduce drasticamente il proprio spazio vitale: le case subiscono incredibili trasformazioni ed enormi cumuli di oggetti ne abitano le stanze. Lo spazio che si modifica viene narrato attraverso il disegno, il video e il collage. Da qui nascono poi lavori come L’invasione, Pandemia domestica, Intérieur, Difesa personale, L’inabitabile.
 
  1. The tenants 2010-2011
  2. graphite on paper, watercolour, collages and mixed media
  3. Graphite on paper, 24 x 33 cm (30 elements)
  4. Watercolour on paper, 22 x 26 cm (21 elements)
  5. Collages and mixed media on paper, 30 x 42 cm (13 elements)
  6. Graphite on paper, 105 x 145 cm (6 elements)
  7. This series of works was inspired by the true story of the Collyer brothers. In 1947 they were found dead inside their house in the neighbourhood Harlem in New York. When the police broke into the house, they found tons of objects of every kind crammed and stacked everywhere. It was one of the first recognized cases of compulsive hoarding, a real mental disorder manifested by the excessive accumulation of objects. People suffering from this disorder drastically reduce their living space: their homes undergo incredible transformations in which huge piles of objects fill the rooms. The altered space is recounted in the drawing, the video and the collage. This was the starting point for other works such as L’invasione, Pandemia domestica, Intérieur, Difesa personale, L’inabitabile.

  • Babele 2010
  • 2’ 33’’, Mini DV, 4:3 colore
  • Frame da video
  • Qualcuno lascia cadere su un ripiano un piccolo mazzo di bastoncini colorati. È lo shangai. Le mani che spargono i bastoncini non seguono però le regole del gioco e continuano ad accumularne sempre di più. Si sovrappongono, si conficcano nella massa, si puntellano. A poco a poco si distingue un’architettura; nasce una torre. Nonostante la casualità dell’accumulo, una forma è riuscita a delinearsi.

 

  1. Babel 2010
  2. 2’ 33’’, Mini DV, 4:3 colour
  3. Video still
  4. Someone lets a small bunch of coloured pick-up sticks fall on a surface. But the hands that scatter the sticks don’t follow the game’s rules and keep picking up more and more. They merge, become part of a mass, and hold each other up. Little by little a structure appears: a tower is created. Despite the randomness of the mass, a form takes shape.
  • Alla prova dei fatti 2009
  • 1’ 13’’, Mini Dv, 4:3, colore Frame da video
  • La superficie candida dello schermo resta intatta per pochi secondi. Una freccetta di plastica dalla punta di metallo si conficca sullo sfondo bianco. Sorprendentemente, produce intorno a sé dei cerchi concentrici: c’è un velo d’acqua, lì sopra, profondo pochi millimetri. Arrivano altre freccette, e ognuna provoca anelli d’acqua che si allargano. Non c’è nessun tabellone che segni il punteggio. Ogni freccia coglie il centro del suo bersaglio, per il fatto stesso che è stata lanciata. Gli anelli d’acqua rivelano la necessità delle cose che accadono. Ogni gesto, ogni fatto contiene in sé la sua perfezione e, in un certo senso, la produce.
 
  1. All said and done 2009
  2. 1’ 13’’, Mini Dv, 4:3, colour Video still
  3. For a few seconds, the white surface of the screen remains untouched. Then a plastic dart with a metal point strikes the white screen, creating concentric circles all around it. Just above, there’s a thin layer of water a few millimetres deep. Other darts hit; each of them creating circles of water that grow larger and larger. There’s no scoreboard keeping track. Each arrow hits its target, just by being launched. The circles of water suggest the necessity of things that happen. Every gesture, every fact embodies its own perfection and, in some respect, produces it.
  • Please don’t step here with your shoes 2010
  • grafite su carta, dimensioni variabili
  • In mezzo #1, Olio su tela, 53 x 64 cm. Collezione privata
  • Lo spazio è quasi interamente ricoperto da rotoli di tessuto, da strati e teli. Sono tappeti di vari tipi e fogge. A guardarli uno per uno, offrono un motivo di suggestione nell’ornato, nei moduli decorativi. È una catasta di tessuti fabbricati per essere distesi a terra: dovrebbero permettere di passare, di calpestare e di godere di uno spazio, sia fisicamente che esteticamente. Qui invece i tappeti da spazio calpestabile, diventano barriera inoltrepassabile.
 
  1. Please don’t step here with your shoes 2010
  2. graphite on paper, variable dimensions
  3. In the middle #1,oil on canvas, 53 x 64 cm. Private Collection
  4. The space is almost entirely covered by rolls, layers and sheets of fabric: rugs of various sorts and shapes. Looking at them one by one, they suggest a motif, in their ornament, in the decorative patterns. It’s a pile of fabrics meant to be laid on the ground: they’re supposed to let you pass through, trample on and enjoy a space, both physically and aesthetically. Here, instead, the rugs become barriers that cannot be passed.

 

 

  • MCA Tote Bag (Collaborazione)
  • serigrafia su cotone giallo, tessuto nero impermeabile, bottoni automatici
    dimensioni: chiusa 40 x 43cm, aperta 40 x 63cm
  • In collaborazione con Barbara Bongiana, 2018
  • MCA tote bag è stata presentata in occasione dell’apertura della 16. Mostra Internazionale di Architettura, Freespace. La borsa nasce dalla collaborazione con l’architetto Matteo Cainer ed è stata disegnata considerando il suo approccio e la sua filosofia all’architettura. Può essere indossata chiusa, con una tasca esterna porta oggetti o completamente aperta e quindi più capiente. E’ completamente cucita e serigrafata a mano ed è composta da due diversi tessuti, uno interno nero e impermeabile e uno esterno giallo più spesso e in cotone serigrafato. Le maniglie, anche queste in doppio tessuto sono state specificatamente disegnate per essere meglio indossate quando la borsa è al massimo della sua capienza. All’interno una piccola tasca porta cellulare o chiavi.

 

  1. MCA Tote Bag (Collaboration)
  2. yellow silk-screened cloth, black impermeable fabric, rivet buttons
    dimensions: closed 40 x 43cm, opened 40 x 63cm
  3. In collaboration with Barbara Bongiana, 2018
  4. The new MCA tote bag, launched during the vernissage of the 16th International Architecture Venice Biennale, Freespace, is the result of a close collaboration with architect Matteo Cainer:
    the bag has been designed considering his approach and design philosophy.
    The result is a stylish and colourful flexible bag that also conveys the core concepts of tension between multidisciplinary clusters within the work and philosophy of the office. The bag can be worn closed, creating an external pocket to insert rolls, drawing tools or simply a newspaper, or completely open, transforming it into a large bag with more capacity. The bag itself has been entirely handmade, from the sewing to the work of the artist who silk-screened the artwork on every bag. It is composed of two fabrics, an interior impermeable black material to protect the contents and an external more resilient and thicker yellow fabric with the silk-screened artwork, resulting in a very high-quality product. Another important feature is the handles, also in a double-layer fabric, which have been specifically designed to be wider for greater comfort when the bag reaches its full capacity. Inside there is a pocket for mobile phones or keys.

  • Fermo immagine 2009
  • 2’ 59’’, Mini DV, 4:3, colore
  • Frame da video
  • L’indole fondamentale dello specchio è l’indifferenza: qualunque sia l’immagine che cattura, non riesce a trattenerla. Nel video si svolge un tentativo di fermare l’immagine. Si vede una donna che guarda. Dopo pochi secondi si comprende che si sta specchiando, aggiustandosi i capelli. Si accinge a rimettersi in ordine, guarda in basso, forse sta per truccarsi. Invece sfodera un pennarello. Traccia sulla superficie dello specchio un’immagine. A poco a poco, dà forma ai contorni del proprio volto. È un passaggio dalla periferia al centro: l’immagine vivente traccia nel centro vuoto dello specchio il disegno della sua immagine permanente.

 

  1. Freeze frame 2009
  2. 2’ 59’’, Mini DV, 4:3, colour
  3. Video still
  4. The mirror’s fundamental nature is indifference: no matter what image it captures, it cannot hold it. The video attempts to capture the image. There’s a woman gazing outward. After few seconds you understand that she is looking at herself in the mirror, adjusting her hair. She is putting herself in order; looking down, perhaps she is putting on her make-up. Instead, she pulls out a marker and draws an image on the mirror. Little by little, she traces the outline of her face. It is a passage from the outskirts to the centre: the living image draws its own permanent picture in the empty centre of the mirror.

  • Luciano 2007
    3’ 08’’, Mini DV , 4:3, colore
  • Frame da video
  • Il volto di un bambino in primo piano, alle sue spalle una parete nera. Sullo sfondo si sentono delle esplosioni: sono rumori di festa, forse petardi e fuochi d’artificio; oppure raffiche di mitragliatrice, scoppi di bombe e raid aerei? Il bambino comincia a coprirsi la faccia di nero, si mimetizza come fanno i soldati che si preparano a una missione notturna.

 

  1. Luciano 2007
  2. 3’ 08’’, Mini DV , 4:3, colour
  3. Video still
  4. The child’s face in the foreground, with a black wall behind him. Explosions in the background, noises from a party, maybe firecrackers and fireworks—or machine-gunfire, bombs or air raids? The child starts to blacken his face, camouflaging himself like a soldier preparing for a night mission.