Ho preso il mio orizzonte e l’ho spostato più in là

 


Ho preso il mio orizzonte e l’ho spostato più in là, 2012
 

Collage e tecnica mista su carta, dimensioni variabili,
25/240 elementi

Tra questi ritagli di foto di paesaggi e gli interventi pittorico-grafici si crea un amalgama, una compenetrazione, a volte una prosecuzione reciproca, a volte uno stacco. È ambivalente il rapporto che esiste tra la foto e l’intervento. Si potrebbe pensare che prima venga l’immagine fotografica, sulla quale, poi, c’è un intervento che colora, ricopre, prolunga le forme, le nasconde o le trasforma. Ma anche le fotografie arrivano a colorare, ricoprire, prolungare un desiderio di paesaggio: le foto possono essere considerate una risposta a una visione pittorica. Non c’è un elemento primario e uno secondario, non c’è un prima e un dopo: sia la foto, sia la parte pittorica, arrivano reciprocamente “in un secondo tempo” l’una rispetto all’altra: si specchiano, si confermano, si fanno delle obiezioni, si sovrappongono, si fondono. L’una aspettava l’altra. Il risultato mette in opera una visione integrale, fatta di foto e pittura, di veduta meccanica e visione personale, di constatazione e desiderio, di contemplazione e aspettativa.

 

 

I took my horizon and moved it over, 2012

collage and mixed media on paper, variable dimensions,
25/240 pieces

These fragments of landscape photos and pictorial–graphic interventions create an amalgam, an interpenetration that is sometimes a reciprocal continuation and sometimes a break. The relationship between the photos and the intervention is ambivalent. You might think that what comes first is the photo, which the intervention then colours, covers, extends, hides or changes its forms. But the photographs too manage to colour, cover and prolong the desire for a landscape. The photographs can be considered an answer to a pictorial vision. There isn’t a primary and a secondary element, a before and after: both the photo and the pictorial intervention come, reciprocally, “at a later time”, one in relation to the other. They mirror and confirm each other, they make objections, they overlap and they merge: one waiting for the other. The result is an integral vision of a mechanical view and a personal vision, of observation and desire, of contemplation and expectation.